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sabato 12 maggio 2007

Umili riflessioni sul piano delle antenne




E’ ormai passato più di un anno da quando l’amministrazione uscente ha formalizzato il suo piano di localizzazione degli impianti radianti per la telefonia mobile, piano che avrebbe dovuto essere redatto utilizzando le linee guida contenute nel Regolamento comunale relativo alle antenne già precedentemente approvato. Uso il condizionale perché sia il comitato cittadino contro il piano di localizzazione delle antenne che le forze di opposizione hanno fatto presente in più sedi la loro opinione per cui questo piano disattenderebbe i criteri che la stessa amministrazione aveva stabilito nel Regolamento.
In questo anno, sul piano delle antenne è stato detto di tutto e di più: dalle autorevoli voci di tecnici, medici e addetti ai lavori, a quelle di cittadini che hanno fatto proprio il problema nei termini condizionati dalla loro personale sensibilità e preparazione, fino alle voci meno disinteressate di politici che hanno sminuito le ragioni della protesta come se, l’insediamento di numerose stazioni radio-base, con il rischio sanitario e l’impatto ambientale conseguenti, fosse un problema di secondaria importanza.
Per i pochi (almeno spero) distratti che non sono ben informati sulla vicenda, ricordo che con il piano di localizzazione, fortemente voluto da questa amministrazione contro ogni altro parere contrario, sono state individuate delle aree di proprietà comunale su cui fare sorgere delle strutture porta antenne denominate “torri-faro”. Tali strutture sono state descritte come massicci pali di acciaio zincato alti circa 40 metri, con basamento in cemento con area di circa 20 metri quadri e dotate ovviamente di cabina ospitante l’impiantistica necessaria al funzionamento delle antenne (quadri elettrici, impianti di condizionamento, ecc.). Ogni torre faro può essere condivisa da più gestori (e quindi ospitare più antenne) secondo quello che, in gergo tecnico, prende il nome di co-siting. Tali strutture, non tutte di imminente costruzione, saranno fabbricate direttamente sul suolo e ubicate nei giardini adiacenti alla Parrocchia Immacolata, nell’area mercatale, nella piazzetta di via Cairoli (nei pressi dell’area ex AFP), nei pressi della zona denominata comunemente “Cappella”, nei pressi del cavalcaferrovia di via Daconto e altre due vicino agli svincoli della SS. 16 bis in direzione Bitonto e Terlizzi rispettivamente.
A queste vanno affiancate altre due strutture: la prima è quella ormai già realizzata sopra il palazzo municipale che non mi risparmio di definire uno sfregio alla nostra bellissima piazza e alla particolarissima fontana realizzata dallo scultore Tommaso Piscitelli (che probabilmente non sarebbe entusiasta di questo “originale” accostamento). La seconda dovrebbe essere realizzata sul lastrico solare dell'ex carcere (località trincea) e questo dipende anche dai risultati di questa tornata elettorale, stando ai programmi dei candidati alla poltrona di primo cittadino A detenere la proprietà delle torri-faro è una società definita di “primaria importanza nazionale” che incasserà, o meglio, già sta incassando, i canoni di locazione delle strutture da parte dei gestori, corrispondendo al Comune solo il canone di locazione per il suolo pubblico occupato dalle strutture. Su quest’ultimo aspetto ci sono state dichiarazioni e smentite e personalmente ritengo che sia più che legittimo che a questo punto i cittadini conoscano una volta per tutte quale sia il ritorno economico di questa imponente operazione e quale sia il rapporto fra gli utili della "società di primaria importanza nazionale" e gli utili della collettività che subisce la presenza delle stazioni radio-base. Non mi soffermo oltre sui molteplici aspetti amministrativi, economici e politici dell’intera operazione (ma non ho apprezzato l'evidente atteggiamento di chiusura dell'amministrazione che ha negato ogni dialogo con i cittadini). Questi aspetti, infatti, richiederebbero una trattazione a parte, tale è la complessità e allo stesso tempo la semplicità della vicenda. Come cittadina bombardata da informazioni, versioni e sospetti e come tecnico preparato sull’argomento, mi sono fatta un’opinione di quello che c’è dietro a bugie e verità ufficiali e dietro bugie e verità ufficiose e lascio che ognuno tragga le sue conclusioni liberamente. Ma consentitemi almeno alcune delle mie riflessioni.
La prima riflessione riguarda l’anomalia per cui è l’amministratore a sostituirsi al progettista e a decidere, sulla base di considerazioni ingegneristiche mai pervenute, dove posizionare i siti. E’ come rivolgersi al proprio commercialista per la dichiarazione dei redditi e pretendere di fare i calcoli al posto suo. Prima che qualcuno mi faccia notare che il piano di localizzazione delle antenne non individua i siti ma le loro possibili localizzazioni metto in chiaro che la differenza ci sarebbe solo a fronte di un grande numero di possibilità tra cui il progettista dovrebbe scegliere in fase di pianificazione. Ma poiché le aree pubbliche individuate sono solo nove e saranno tutte interessate dai piani a breve/medio o lungo termine dei gestori è evidente che la differenza tra individuazione dei siti e individuazione dei possibili siti è nella forma ma non nella sostanza.
La seconda riflessione riguarda la ragion d’essere che è stata data a questo piano. Si è detto che serviva a regolamentare una situazione di “antenna selvaggia” che vedeva lo spuntare come funghi di antenne sui lastrici condominiali. Su questo punto credo sia stata fatta, in maniera più o meno consapevole, quella che definirei una “forzatura logica”, come se il piano delle antenne presentato fosse l’unica alternativa all’antenna selvaggia. A parte il fatto che la conoscenza della matematica e della statistica mi ha portato alla conclusione che in taluni casi la pura casualità può produrre un risultato migliore di un ordine sbagliato,mi preme sottolineare che se quella di prima era una situazione di “antenna selvaggia”, ossia una situazione sfuggita di mano a chi ci amministra, non era per la mancanza di un piano di localizzazione che pone come obiettivo primario quello della monetizzazione, ma, piuttosto, per la mancata adozione di criteri di accoglienza o non accoglienza delle richieste dei gestori, indipendentemente dalla natura, privata o pubblica, dello spazio destinato all’insediamento degli apparati.
Ma quasi senza accorgermene ho già esplicitato quello che per me, persona interessata al progresso ma non per questo insensibile alle problematiche ambientali, è il limite intrinseco di questo piano delle antenne: non si ispira ad un obiettivo di qualità; non si ispira al principio di precauzione raccomandato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che ritiene prioritario non solo il rispetto dei limiti sulle emissioni imposti dalla legge ma anche uno sforzo verso la minimizzazione dei campi e.m; non si ispira, tanto meno, al principio di una equa distribuzione del rischio (innegabilmente alcuni cittadini sono molto più esposti di altri), principio sempre raccomandato dall’OMS. Invece si ispira alla volontà di monetizzare il rischio, sempre ammesso che il vantaggio economico non sia trascurabile come alcuni affermano.
Un altro dato inconfutabile è l’elevato impatto paesaggistico delle strutture già costruite o di fabbricazione futura; questa caratteristica la trovo in netto contrasto con il Regolamento comunale che parla esplicitamente della necessità di minimizzare l’impatto visivo e preservare la linea dell’orizzonte.
Per quanto riguarda l’impatto sanitario è difficile, senza disporre dei dati di progetto (in particolare della potenza di ogni antenna) fare le valutazioni di tipo quantitativo necessarie a fare previsioni sul rischio. Di certo , si possono fare delle considerazioni di tipo qualitativo sulla divergenza esistente tra la tendenza di questo piano a creare zone di concentramento degli impianti radianti e l’orientamento a decentrare che si sta diffondendo con la crescita della preoccupazione della popolazione verso i rischi dell’esposizione ai campi e.m. accompagnata da un incremento della sensibilità degli stessi progettisti. Quest'ultimo orientamento sfocia nelle soluzioni a basso impatto rappresentate dall’approccio microcellulare e picocellulare. Sicuramente quella che ci è stata presentata non è l’unica soluzione possibile come qualcuno vorrebbe far credere: il progettista ha a disposizione un numero tale di parametri da dimensionare che si possono ipotizzare tantissime soluzioni per lo stesso problema.
L’ultima data importante in questa vicenda è rappresentata dal 5 maggio 2007, quando si è tenuta presso la sala Marano dell’IVE una discussione sulle tesi sostenute da esimi medici sugli effetti delle onde e.m. sugli organismi viventi. Vi hanno partecipato due stimati professionisti, il dottor Inchingolo e il prof. Ria, e ritengo utile riassumervi i loro interventi, non appena avrò il tempo di farlo. A questa discussione sono intervenuta anche io in qualità di tecnico e ho commentato la situazione creatasi con il sito posto sul Municipio. Spero, nonostante l’iniziale imbarazzo del parlare ad un pubblico (cosa a cui non sono abituata), di aver esposto con chiarezza l’analisi della suddetta struttura e le mie personali perplessità che esprimerò a breve.


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Il sistema sperimentato a Milano consente di affiancare alle grandi antenne esistenti un sistema costituito da una rete di antenne microcellulari su pali dell'illuminazione pubblica e semaforica.
La rete è costituita da microantenne su pali, connesse tramite fibra ottica con una unità centrale posizionata a distanza, tipicamente in locali protetti (centrale, POP). Su ciascuna antenna è possibile convogliare il traffico di più operatori di telefonia mobile, con più bande di frequenza e con vari standard (GSM, UMTS). Questo consente di ottimizzare il numero delle microantenne evitando la proliferazione di sistemi separati per ciascun operatore o per i diversi standard.
In particolare, nella sperimentazione di Milano, AEM ha fornito il collegamento per l'alimentazione dell'elettronica delle microantenne e, tramite la sua controllata Metroweb, i collegamenti in fibra ottica tra le microantenne e l'unità centrale. AEM ha anche fornito, presso una sua sede, lo spazio per alloggiare l'unità centrale dell'operatore mobile.

I vantaggi offerti da questa soluzione possono essere sintetizzati come segue.
· Per la popolazione
- Ambiente e impatto estetico. La soluzione consente di posizionare le microantenne creando un impatto estetico trascurabile ed evitando il proliferare delle grandi antenne sopra i tetti degli edifici o su tralicci con indubbi benefici dal punto di visto dell'inquinamento elettromagnetico. Le microantenne, infatti irradiano potenze molto inferiori alle classiche grandi antenne;
- Migliori servizi mobili. L'utilizzo di microantenne diffuse sul territorio consente di migliorare la copertura radio in aree ad alto traffico cellulare, con conseguente miglioramento del servizio complessivo.
· Per gli operatori
- Disponibilità di numerosi siti capillari con bassi investimenti;
- Miglioramento dei servizi e della qualità;
- Riduzione dei vincoli e vantaggio di immagine.

Nella sperimentazione effettuata, AEM ha avuto in concessione provvisoria e gratuita un numero limitato di pali dal Comune di Milano, proprietario di tutti i pali di illuminazione pubblica e semaforica nel comune. A sua volta AEM ha concesso questi pali all'operatore per l'installazione delle microantenne e li ha collegati alla rete di distribuzione dell'energia elettrica e alla rete in fibra ottica di Metroweb. Per la partenza del progetto vero e proprio, la Giunta Comunale ha deliberato il 30 Luglio 2004 per l'estensione della concessione esistente a favore di AEM relativa all'uso dei pali di illuminazione pubblica e semaforica. Tale estensione prevede la possibilità di installare microantenne sui pali e consente ad AEM di concedere a terzi l'utilizzo dei pali. E' previsto anche il pagamento da AEM al Comune di Milano di un canone annuo per palo. Inoltre, AEM dovrà rendere disponibili i pali e gli ulteriori servizi (collegamento elettrico e in fibra ottica) a pari condizioni a tutti gli operatori che ne facessero richiesta per salvaguardare il principio della libera concorrenza.


tratto da http://www.forumpa.it/archivio/2000/2500/2550/2559/porretti-veloci.html

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A PROPOSITO DI MIMETIZZAZIONE....

Le foto e le informazioni riportate sono tratte da www.gsmworld.it

DOVE SONO LE ANTENNE??

































SITI CONSIGLIATI

http://www.verdinrete.it/rieti/QUESTIONI/microcelle.pdf

3 graditi commenti:

  1. "Monetizzare il rischio" è l'espressione che riassume quello che sta succedendo: dare un prezzo la nostra salute.Ciao, P.

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  2. Il mio pensiero è che si sia sbagliato l'approccio al problema. L'Amministrazione aveva il dovere di approntare un piano delle antenne per due motivi:
    1. dare un freno ad "antenna selvaggia", che già stava partendo in città;
    2. dare precedenza a siti "pubblici" non solo per avere un ritorno economico nelle casse comunali, ma anche per avere la disponibilità immediata del sito in caso di controlli (cosa che un privato ha molto meno interesse a fare dato che non è responsabile della salute pubblica).
    Ovvio che dal punto di vista tecnico si possano fare diverse valutazioni (impatto ambientale, inquinamento elettromagnetico, economico-sociale, funzionale, e chi più ne ha più ne metta). Altrettanto ovvio è che si possa dare ad ogni problema soluzione diversa, e ognuna che veda prevalere un aspetto rispetto ad un altro.

    L'Amministrazione avrebbe dovuto coinvolgere di più la città nelle decisioni che si apprestava a prendere (che sia la voce dell'opposizione in Consiglio Comunale oppure il Comitato cittadino o gli "esperti" del settore). Ma penso che la cosa più importante sia che ora Giovinazzo abbia dato una regola dalla quale nessun operatore possa derogare.

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  3. Gianni,l eggo con piacere la tua risposta e ti ringrazio per aver usato questo spazio di discussione. Voglio risponderti togliendomi i panni del tecnico e indossando quelli del cittadino interessato alla vicenda nel suo aspetto globale. Concordo con te sull’esigenza di una regolamentazione e un passo avanti lo si è fatto con il Regolamento Comunale: ho avuto modo di leggerlo e lo trovo davvero ben fatto e attento a molteplici aspetti, non ultimi quelli di carattere sanitario e ambientale. Infatti i rigorosi criteri per la salvaguardia dei cittadini e dell’ambiente e del territorio ne fanno un regolamento ispirato all’idea di una evoluzione tecnologica sostenibile e perseguita in perfetta armonia con l’esigenze sanitarie e estetiche, queste ultime di vitale importanza nell’ottica di un rilancio turistico della nostra città.
    Insomma, fissa degli obiettivi qualitativi che non sono stati perseguiti con la messa a punto di questo piano delle antenne e credo che questo mio parere possa essere largamente condivisibile se pensiamo al sito sul municipio, a meno che si voglia fare della retorica e fare prevalere il concetto della relatività del bello (e del brutto); allora dovremmo chiederci perché chiamare “mostro ecologico” Punta Perotti e tanti obbrobri che sono stati abbattuti o si vogliono abbattere.
    Questo regolamento è stato disatteso non solo per gli obiettivi e i criteri imposti, ma anche nelle procedure. Ad esempio, il piano delle antenne, da regolamento, richiedeva il parere preventivo della Conferenza Consultiva che invece non è stata istituita. Quindi, da parte mia, sì ad una regolamentazione ma che sia fatta con giudizio garantendo il rispetto di normative, procedure amministrative, obiettivi tecnici e protezione della popolazione e dell’ambiente. Non dico che sia facile, ma proprio per questo si dovrebbe cercare di coinvolgere numerosi soggetti e coinvolgere i cittadini per lo meno con una campagna informativa. Invece a noi non è dato sapere nulla neppure di quali esperti tecnici il Comune si è avvalso, chi sia il progettista di questi mostri ecologici; al contrario il sindaco con la sua amministrazione hanno liquidato tutta la protesta bollandola come l’espressione di pochi che sono portavoce di interessi di pochi condomini. Non è la prima volta che questa amministrazione offende la dignità dei cittadini perché di questo si tratta. Una delle proteste più accese è avvenuta nelle vicinanze della mia abitazione, conosco le persone che la mattina si alzavano alle 5.00 per presidiare la zona e ti assicuro che fra loro ho riconosciuto tante mamme preoccupate per la salute dei loro figli, persone che non vogliono uscire fuori al balcone e trovarsi con la visuale imbruttita da una torre di ferro e tante altre persone che non hanno alcuna antenna sui loro palazzi né hanno intenzione di averne. Ora lasciamo perdere se le loro preoccupazioni sono o no scientificamente motivate, resta il fatto che persone che hanno contestato pacificamente una scelta seguendo la loro coscienza cittadina sono stati derisi e la loro protesta minimizzata. Conosco la storia di tante città che sono giunte a soluzioni condivise e accettate dalla popolazione grazie al lavoro sinergico fra gestori e Comune, dove le ipotesi localizzative fatte dai gestori sulla base dei dati territoriali ad essi forniti e soprattutto di un censimento delle fonti e.m. già esistenti, sono state discusse a tavoli di concertazione a cui hanno partecipato rappresentanti dei cittadini, associazioni ambientaliste e periti di parte. Qui non si è avuta la volontà di fare questo e si è lasciato tutto in mano ad una società di primaria importanza che onestamente non so neppure se è abilitata a svolgere ruoli che, a quanto so io (ma potrei sbagliarmi) sono esclusivi di chi è detentore di frequenze. E mi chiedo: perché? La preferenza del suolo pubblico è chiaramente auspicabile da chiunque non abbia particolari interessi da difendere in quanto dovrebbe significare un ritorno economico a vantaggio di tutta la collettività. Ma, caro Gianni, ritengo che questo possa e debba essere fatto solo laddove è possibile, solo laddove non crei danno estetico o altri problemi. Il ritorno economico, anche se fosse sostanzioso (ma non lo è e anche qua c’è da chiedersi: perché?) mai potrebbe giustificare ai miei occhi l’immondo scempio del paesaggio di cui siamo testimoni. Non mi frega nulla se un cittadino si intasca i soldi dei gestori mettendo un antenna ben nascosta in un cunicolo se ciò mi evita di vedermi le orribili “corna” poste in piazza.
    Per quanto riguardo il monitoraggio è ovvio che questo è particolarmente agibile nel caso di siti pubblici ma il controllo dei siti privati è possibile se il Comune si dota di uno strumento legislativo per farlo, anzi un piano delle antenne dovrebbe servire anche a questo!
    Tra l’altro la storia del monitoraggio con cui si è cercato di dare una pur minima giustificazione a questo piano non è più né meno di una promessa dietro la quale non è detto che ci sia una reale volontà che venga mantenuta. Ti dico solo che dopo l’installazione dei siti di due gestori sul palazzo di città (2 clover per un totale di 6 antenne fisiche che, però, essendo multifrequenza si comportano come se fossero molto più di 6 antenne) dei volontari professionisti hanno effettuato le misure con sonda isotropica rilevando dei valori superiori a quelli massimi consentiti dalla norma. Un consigliere di opposizione ha richiesto l’intervento dell’ARPA che giunta per le misure ha riscontrato dei valori più bassi del limite, ma vicini ad esso. Poiché i valori misurati dipendono dalla potenza emessa in quel particolare momento (e non a caso sottolineo quel particolare momento), il consigliere di opposizione, e non chi si era fatto paladino della necessità del monitoraggio, ha richiesto (e ottenuto credo) il monitoraggio continuo delle emissioni di quel sito. Insomma, concludendo, sono tante le mie perplessità e i miei perché.
    Perché questo piano? Perché non considerare nessuna altra soluzione? Perché il canone di locazione corrisposto al Comune è di molto inferiore alle cifre corrisposte negli altri comuni? Perché dare carta bianca a questa società? Di che si occupa precisamente questa società? Che ruolo ha? E’ la mera esecutrice dei lavori o ha avuto un ruolo nel disegno di questo piano? Perché il contratto è stato fatto con questa società e non con un'altra? Perché le richieste dei cittadini non sono state minimamente ascoltate? Chi ha deciso la localizzazione dei siti e in base a quale criterio? Cosa succederà quando scadranno i contratti di locazione tra gestori e condomini? Perché il Sindaco, quale primo responsabile della salute dei cittadini, non si è schierato con la cittadinanza come tanti sindaci di altri paesi hanno fatto?


    P.S.: ho avuto modo di vedere dei fotomontaggi che mostrano come saranno piazza cairoli e i giardini di via ten. De Venuto dopo l'installazione delle torri faro. una vera schifezza!!
    Se riesco a procurarmi queste foto le pubblico. Vedere per credere...

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